PELLET COSA E’ IMPORTANTE SAPERE

Cura e pulizia della canna fumaria
27 settembre 2018
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L’uso del riscaldamento a pellet è in crescita in Italia e in Europa.

Tra i motivi del successo ci sono il risparmio economico rispetto all’uso di GPL, gasolio e metano (combustibili di origine fossile con effetti negativi sui cambiamenti climatici) e una maggiore sensibilità ambientale. Inoltre la direttiva europea 2009/28/CE prevede la riduzione della dipendenza da fonti di energia non rinnovabile: l’uso del pellet, derivato dalla biomassa legnosa rinnovabile, è in accordo con questa direttiva.

Parallelamente alla diffusione del pellet come combustibile, c’è stata un’evoluzione delle relative stufe  e caldaie, che sono sempre più performanti (nel senso di rendimento energetico e riduzione delle emissioni nocive) grazie al controllo a mezzo di schede elettroniche a microprocessore che garantiscono anche la supervisione del funzionamento sicuro della stufa.

Pellet-fotoI principali vantaggi dell’uso del pellet sono:
  • risparmio economico;
  • combustibile ecologico (da fonte rinnovabile);
  • praticità d’uso, facilità di trasporto;
  • maggiore sicurezza (rispetto al gas);
  • integrazione architettonica della stufa all’interno della casa (grazie all’evoluzione del design).

 

La parola pellet ha origine inglese e significa pallina o pallottola (pellet food è la crocchetta per gli animali). Il pellet  è costituito da segatura e trucioli pressati,  la definizione è “biocombustibile addensato, generalmente in forma cilindrica, di lunghezza casuale tipicamente tra 3,15 e 40 mm, e con estremità interrotte, prodotto da biomassa polverizzata con o senza additivi di pressatura”.

Il pellet è stato inventato negli anni 70 nell’area del Nord America (Usa e Canada), in seguito alla crisi petrolifera del ‘73. I cilindretti del pellet ricordano la forma di alcuni tipi di mangime per animali.

Processo di produzione del pellet

E’ basato sulla capacità legante della lignina, contenuta nella legna, che riesce a tener legati i trucioli e la segatura in cilindretti pressati senza necessità di colle e additivi. Il processo di produzione del pellet deve garantire il miglior risultato pur partendo da una materia prima variegata. La prima fase è l’essiccamento della materia prima: se il contenuto d’acqua è superiore al 15%, la pressione non riesce a “legare” il pellet. Segue poi la ripulitura da impurità (eliminando tra l’altro i metalli con magneti).

Segue poi la fase di macinatura e centrifuga per garantire l’omogeneità della materia da pressare. La fase di riscaldamento a 70 °C, con aggiunta di vapore acqueo, aumenta il rilascio della lignina, che “lega” le particelle legnose. Il materiale è ora pronto per la pressatura, dove un rullo compressore pressa l’impasto nella trafila all’interno delle fessure cilindriche. La pressa è il cuore del processo di produzione del pellet: in questo dispositivo si sviluppano attriti e pressioni elevate che garantiscono il buon risultato del prodotto finale in termini di compattezza e resistenza. La normativa consente l’aggiunta (2% max) di additivi naturali, tipo amido, per conferire al materiale una certa resistenza all’abrasione e per facilitare la pressatura. Dopo la pressatura ed estrusione, i cilindretti di pellet hanno una temperatura di circa 70÷90 °C, serve quindi una fase di raffreddamento, a mezzo di aria, per la stabilizzazione del prodotto, seguita dalla setacciatura (per contenere polveri e residui entro l’1%); ora il prodotto è pronto per l’imballo (in sacchetti da 15 Kg o in sacchi da 1000 Kg). La produzione di pellet ha un’alta resa energetica: l’impiego d’energia per la produzione e la distribuzione del pellet partendo da resti secchi legnosi è circa il 2,7% dell’energia finale che se ne ricava.

Certificazione qualità pellet

Il pellet è definito secondo la normativa tecnica UNI EN 14961-2 (norma UNI) che definisce tre classi di prodotto:

  • A1 e A2, le classi di qualità più elevata;
  • B, per grandi impianti di combustione per uso industriale e commerciale.

E’ stato poi creato il sistema di certificazione della qualità ENplus (riferimenti web www.enplus-pellets.eu) per garantire la qualità del pellet prodotto e commercializzato in Europa.
Le principali differenze tra le certificazioni ENplus A1, A2 e B sono le seguenti:

  • ceneri: per A1 (residuo max 0,7%), per A2 (max 1,2%), per B1 (max 2,0%);
  • durabilità meccanica (capacità di resistere agli stress meccanici durante il trasporto e la consegna) leggermente superiore per A1 (98% contro 97,5% di A2 e B1);
  • temperatura di rammollimento ceneri (temperatura alla quale le ceneri cominciano a rammollirsi formando residui vetrosi e depositi nella camera di combustione): per A1 è maggiore di 1200 °C, per A2 e B1 è maggiore di 1100 °C.

Altri parametri come dimensioni, peso specifico, umidità, potere calorifico sono invece uguali per tutti i tipi di pellet certificati. Questi i principali valori comuni a tutti i tipi di pellet:

  • diametro: 6 ± 1 o 8 ± 1 mm;
  • lunghezza: compresa tra 3,15 e 40 mm;
  • umidità inferiore al 10%;
  • polveri (inferiori a 3.15 mm): inferiori all’1%;
  • resa energetica maggiore di 4.6 KWh/Kg;
  • densità: tra 600 e 800 Kg/m3;
  • additivi (naturali) inferiori al 2%.

La certificazione prevede anche la definizione dell’origine della materia prima, principalmente sottoprodotti e residui della lavorazione del legno non trattati chimicamente, più residui di lavorazione forestale, tronchi fino al legno usato ma non trattato chimicamente. E’ escluso in ogni caso il legname derivante da demolizione edilizia o trattato chimicamente.

La qualità del pellet è garantita dal produttore che contrassegna i sacchi di pellet con la classe di appartenenza . Il consumatore può comunque confrontare la  qualità di differenti tipi di prodotto con alcune semplici osservazioni pratiche. A parità di altre condizioni, la quantità di cenere o residui alla fine del processo di combustione sono un indice della qualità della materia prima. Un’eventuale difficoltà di combustione è indice di elevata umidità o eccessiva presenza di polveri. La presenza di depositi e incrostazioni può essere indice di presenza eccessiva di componenti volatili (zolfo, cloro o altro).

Altro segno indicatore è la pulizia del vetro: un pellet migliore mantiene il vetro della stufa più pulito generando minor fuliggine.

 

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Fig. 1 Braciere con alimentazione a caduta (si scorge il foro d’uscita pellet)